Osteotomia del ginocchio: riallineare l’arto per preservare l’articolazione

Il dolore al ginocchio è la maggior parte delle volte ad una sola zona, si dice “monocompartimentale”, o mediale cioè la parte interna verso l’altro ginocchio, o laterale. Un arto che congenitamente, cioè dalla nascita, devia verso l’interno o verso l’esterno modifica la distribuzione dei carichi e accelera l’usura articolare in modo asimmetrico. In molti casi, il menisco e la cartilagine conservano ancora un buon potenziale funzionale, anche se la geometria dell’arto guida il peso corporeo sempre nella stessa area. L’osteotomia del ginocchio offre una risposta chirurgica ragionata a questa condizione quando il potere “ammortizzante” del menisco viene meno e le cartilagini cominciano ad usurarsi.

Cos’è l’osteotomia e a cosa serve?

L’osteotomia consiste in una correzione dell’asse dell’intero arto con un taglio dell’osso (osteo=osso tomia=taglio) mirato a modificare la distribuzione dei carichi articolari. In caso di usura asimmetrica di un solo compartimento del ginocchio significa intervenire sulla tibia o sul femore per spostare il peso verso la parte sana e funzionalmente valida dell’articolazione. 

Scelgo questa strada in presenza di deformità al di fuori dell’articolazione, in varo (ginocchia a “parentesi ()” ) o in valgo (ginocchia asd X), aumentate dall’usura intra-articolare. In queste condizioni, riallineare l’arto offre al ginocchio una nuova possibilità di lavorare senza dolore ma senza intervenire all’interno dell’articolazione. La mia visione della chirurgia del ginocchio ruota attorno alla possibilità di conservazione dell’articolazione. L’osteotomia incarna perfettamente tale approccio: è infatti una soluzione meno invasiva rispetto alla chirurgia protesica in quanto consente, come detto, di preservare l’articolazione. 

Si tratta di un intervento che richiede studio, pianificazione e precisione, ma ripaga con una sensazione articolare fisiologica e con una possibilità di movimento che molte persone cercano.

Come scelgo il tipo di osteotomia

 Le principali opzioni chirurgiche comprendono:

  • osteotomia tibiale
  • osteotomia femorale
  • osteotomie doppie (femorali+tibiali)

Un ginocchio che devia verso l’interno richiede una strategia diversa rispetto a uno che devia verso l’esterno. Analizzo l’intero arto inferiore in carico, valuto l’origine dello squilibrio e progetto la correzione sul segmento (o più d’uno) osseo responsabile.

L’obiettivo rimane sempre lo stesso: riequilibrare e preservare. Una correzione eseguita nel punto giusto e nella misura adeguata favorisce un risultato duraturo.

Da anni ho adottato la tecnica biplanare, che prevede un taglio a V e garantisce maggiore stabilità e una guarigione più rapida rispetto all’osteotomia classica monoplanare.

Utilizzo inoltre placche in titanio ad angolo stabile (cioè con viti che si incastrano all’interno della placca diventandone un tutt’uno) che hanno rivoluzionato le osteotomie permettendo di caricare subito l’arto operato e avere grande stabilità.

A chi propongo l’osteotomia

Propongo l’osteotomia a persone attive, motivate, orientate alla preservazione del proprio ginocchio. L’età anagrafica conta meno della richeista funzionale del paziente, della qualità dei tessuti e della funzione articolare. Un’artrosi limitata a un compartimento, associata a un allineamento in varo o valgo, crea le condizioni ideali. I legamenti svolgono un ruolo prezioso: mantengono stabilità, guidano il movimento, sostengono la percezione articolare. Conservare tali strutture significa offrire una sensazione di controllo che molti pazienti riconoscono fin dai primi mesi dopo l’intervento rispetto la protesizzazione totale che elimina la maggior parte di queste strutture legamentose.

Prima e dopo l’osteotomia

Una buona osteotomia inizia settimane prima dell’intervento e prosegue per diversi mesi dopo.

La fase preoperatoria prevede uno studio accurato dell’arto inferiore in carico, con radiografie panoramiche che permettono di analizzare l’asse meccanico dal bacino alla caviglia. A queste si affianca una valutazione dettagliata del ginocchio, che comprende lo stato della cartilagine, dei menischi e dei legamenti. Su questa base progetto la correzione millimetrica dell’allineamento, perché pochi gradi fanno la differenza tra un risultato duraturo e uno fallimentare. Nelle settimane precedenti l’intervento, il lavoro sulla muscolatura diventa parte integrante del percorso: rinforzare quadricipite, ischiocrurali, glutei e muscoli della gamba migliora il controllo articolare e rende più fluida la ripresa dopo la chirurgia.

Il giorno dell’intervento segue una pianificazione precisa, costruita nei dettagli. Dopo la procedura, la mobilizzazione del ginocchio inizia già nelle prime 24 ore. Il carico avviene in modo protetto con l’uso delle stampelle, abbandonate in genere a 20-30 giorni dall’intervento, mentre la fisioterapia parte subito per recuperare estensione, flessione e controllo del movimento.

La guarigione dell’osso richiede in media 10-12 mesi. Peraltro il ritorno alle attività quotidiane autonome avviene spesso entro 6–8 settimane grazie alla stabilità della placca, mentre il recupero della forza e della resistenza prosegue nei mesi successivi. Le attività sportive da carico trovano spazio dopo circa 12 mesi, quando l’osteotomia è consolidata e il ginocchio ha recuperato stabilità e coordinazione. Le attività da scarico iniziano già dopo 30 giorni (bici, nuoto non rana).

Osteotomia e protesi: due strade diverse

L’osteotomia e la protesi rispondono a bisogni differenti. L’osteotomia preserva l’articolazione e ne prolunga la funzione. La protesi trova indicazione nei casi di danno articolare avanzato associato a limitazioni funzionali. La scelta nasce da un confronto aperto, basato su anatomia, funzione e aspettative. I benefici principali dell’osteotomia comprendono:

  • riduzione del dolore attraverso una migliore distribuzione dei carichi
  • miglioramento della stabilità e della funzione
  • mantenimento della propriocezione
  • rallentamento dell’evoluzione artrosica.

L’osteotomia richiede esperienza e una valutazione accurata del ginocchio nel suo insieme, e nella maggior parte dei casi è una soluzione definitiva per il paziente, che non dovrà ricorrere all’impianto di una protesi mai più nella sua vita. Per me significa scegliere un intervento che corregge l’allineamento, riduce il sovraccarico articolare e permette di utilizzare il ginocchio naturale più a lungo. È una chirurgia che richiede pianificazione, precisione e una conoscenza approfondita della biomeccanica.

Curare un ginocchio significa analizzare i dati clinici, interpretare gli esami, confrontarsi con il paziente e definire un percorso coerente. L’osteotomia si inserisce in questa impostazione come uno strumento mirato, indicato quando l’articolazione conserva ancora un buon potenziale funzionale e beneficia di una correzione strutturale.

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