Da molti anni mi occupo di artrosi del ginocchio (gonartrosi), una patologia degenerativa che progredisce, lentamente ma inesorabilmente, fino a manifestarsi con l’insorgenza di dolore articolare e limitazioni nei movimenti tali da compromettere pesantemente la qualità di vita del paziente.
Quando l’approccio conservativo non basta più
Per il trattamento di questa patologia degenerativa del ginocchio, prediligo quasi sempre un percorso terapeutico di tipo conservativo, evitando, quando è possibile, l’intervento chirurgico.
Un percorso fisioterapico mirato, le infiltrazioni di cortisone e la riduzione del peso corporeo possono infatti portare beneficio a molti pazienti, soprattutto nelle fasi iniziali della sintomatologia dolorosa. Tuttavia, quando il dolore diventa un compagno costante, la rigidità articolare e le limitazioni funzionali correlate alla patologia artrosica influenzano pesantemente lo svolgimento delle normali attività quotidiane (come camminare) e quando l’approccio conservativo non è più sufficiente a garantire al paziente una buona qualità di vita, è necessario ricorrere alla chirurgia.
Nei casi di artrosi del ginocchio in fase avanzata, in cui l’articolazione è fortemente compromessa, la sostituzione dell’articolazione usurata con una protesi totale diventa l’unica opzione percorribile per alleviare il dolore e migliorare la funzionalità del ginocchio.
Protesi di ginocchio: “sbucciare” e sostituire
Trattandosi di una procedura invasiva, la chirurgia protesica è una strategia che prendo in considerazione esclusivamente quando i trattamenti meno invasivi hanno esaurito la loro efficacia e se non ci sono altre strade percorribili. Ma quando propongo ai pazienti l’intervento di protesizzazione, la domanda più frequente è: “Verrà sostituito tutto il ginocchio?”.
In realtà effettuare un intervento per l’impianto di una protesi totale di ginocchio non significa sostituire completamente il ginocchio, bensì “sbucciare” le parti ossee e i tessuti cartilaginei malati, sia sul femore che sulla tibia, per poi rivestirli con componenti protesiche in materiali biocompatibili (la componente femorale per sostituire l’estremità distale del femore e quella tibiale per sostituire la parte superiore della tibia).
Per la protesi di ginocchio vengono utilizzate componenti in leghe di metalli e un inserto in polietilene, una plastica ad alta resistenza che funge da ammortizzatore.
Le ginocchia non sono tutte uguali
Per molti anni le componenti protesiche sono state posizionate secondo la tecnica dell’allineamento meccanico, volto a “raddrizzare” il ginocchio nello stesso modo in tutti i pazienti, indipendentemente dalla forma originaria dell’articolazione. Ma non tutte le persone hanno le stesse ginocchia e non tutte hanno le ginocchia dritte: alcune presentano valgismo (le cosiddette “ginocchia a X”), altre presentano varismo (le “ginocchia a O”).
L’allineamento meccanico non tiene conto di queste differenze e modifica l’anatomia naturale individuale; inoltre, per ottenere un allineamento neutro spesso il chirurgo deve intervenire anche sui legamenti al fine di bilanciarne la tensione, tagliandoli in modo innaturale.
Con questa tecnica il 25% circa dei pazienti non raggiunge esiti clinici soddisfacenti. Un dato importante, che ha indotto a riflettere sull’efficacia di un allineamento identico per tutti e ha suggerito l’opportunità di prendere in considerazione le caratteristiche morfologiche specifiche di ogni persona, così è nata l’idea di personalizzare l’allineamento e quindi di non adattare il ginocchio alla protesi ma il contrario.
Per migliorare bisogna cambiare
Come diceva Einstein “Se vuoi migliorare devi cambiare”. E allora il californiano Dr Stephen Howell, mio mentore e oggi anche mio amico, ha ideato la tecnica dell’allineamento cinematico, che mira a ripristinare l’allineamento originale nativo dell’arto del paziente, ovvero l’allineamento che l’arto aveva prima dell’insorgenza della patologia artrosica.
Questo significa rispettare le differenze tra un paziente e l’altro, rispettare l’anatomia di ciascun paziente e rispettare i tessuti del ginocchio: non vengono MAI tagliati i legamenti collaterali.
Personalmente utilizzo la tecnica dell’allineamento cinematico da dieci anni, sono stato il primo in Italia e il secondo in Europa a utilizzarla dal marzo 2016. Una tecnica che consente di massimizzare i risultati dell’intervento di chirurgia protesica del ginocchio e aumentare il tasso di soddisfazione dei pazienti, che oggi raggiunge circa il 97% dei casi. Alla tecnica dell’allineamento cinematico associo inoltre l’utilizzo di una protesi anatomica che ricalca la forma interna del ginocchio, con risultati ancora migliori per i pazienti.
Un percorso condiviso per massimizzare i risultati
Quando propongo un intervento invasivo come quello di chirurgia protesica a uno dei miei pazienti, ritengo essenziale spiegare con chiarezza e in modo dettagliato come avverrà la procedura, quello che succede prima, durante e dopo l’intervento, oltre che sottolineare l’importanza di un adeguato percorso riabilitativo postoperatorio, non aggressivo ma costante e dolce.
Cerco di comprendere le esigenze e i timori di ogni paziente, impegnandomi a dissiparne dubbi e perplessità. La mia priorità è infatti aiutare i miei pazienti a recuperare la piena funzionalità del ginocchio e credo fermamente che un percorso condiviso sia cruciale per massimizzare i risultati del trattamento chirurgico.



