Il ginocchio è un’articolazione straordinaria, fatta di equilibri sottili. È la struttura che ci permette di muoverci liberamente, ma anche quella che più spesso ci costringe a fermarci. Quando arriva il dolore o l’instabilità, la prima reazione è il timore. Dovrò operarmi?. Come chirurgo ortopedico, mi occupo di chirurgia ogni giorno. Eppure, paradossalmente, il mio primo obiettivo è evitare l’intervento. Perché il mio principale obiettivo non è impiantare una protesi, ma preservare il ginocchio nativo, ogni volta che è possibile.
La chirurgia non è sempre la prima risposta
Ogni ginocchio ha la sua storia. Se il dolore è insorto da poco tempo, molti pazienti trovano beneficio con trattamenti conservativi: fisioterapia mirata, infiltrazioni di cortisone, calo di peso.
Solo quando questi percorsi non bastano più oppure nei casi di dolore oramai cronico, quando questo dolore limita in modo importante la qualità della vita, la chirurgia protesica diventa una scelta quasi obbligata.
Tecniche chirurgiche conservative
Negli ultimi anni, la chirurgia del ginocchio è diventata sempre più variegata. Esistono procedure mini invasive e più conservative che possono ritardare o addirittura evitare la protesi.
Tra queste:
- Centralizzazione meniscale, che prevede il riposizionamento del menisco estruso (cioè che in carico fuoriesce in parte dall’articolazione) nella sua sede corretta.
- Osteotomia, che consente di riequilibrare il carico sull’articolazione (spostandolo maggiormente verso la parte ancora sana) e rallentare la progressione dell’artrosi.
Questi interventi preservano l’articolazione nativa e quindi permettono ai pazienti di continuare a muoversi con le proprie strutture originali, rinviando di anni o per sempre la necessità di una protesi.
Quando la protesi è la soluzione migliore
Ci sono casi, però, in cui l’artrosi o il danno articolare sono talmente avanzati che il ginocchio ha finito le opzioni conservative. Quando dolore, rigidità e deformità rendono difficile anche camminare, la protesi diventa una scelta di libertà e qualità della vita rinnovata.
L’obiettivo è eliminare il dolore e contemporaneamente restituire al paziente la possibilità di vivere senza limitazioni. Oggi la chirurgia protesica è estremamente personalizzata e permette di adattare il tipo di impianto alle esigenze di ogni individuo.
Le diverse tipologie di protesi
- Protesi monocompartimentale: sostituisce solo la parte danneggiata del ginocchio, preservando legamenti e tessuti sani. È indicata nei casi in cui l’artrosi colpisce un solo compartimento. È meno invasiva, offre un recupero più rapido e un movimento più naturale.
- Protesi totale: sostituisce l’intera articolazione nei casi più gravi, quando tutti i compartimenti sono compromessi. Deve essere riservata ai casi in cui non ci sono alternative poichè estremamente invasiva.
Da quasi dieci anni utilizzo la tecnica dell’allineamento cinematico, che prevede la ricostruzione dell’asse nativo dell’arto del paziente, rispettando i tessuti del ginocchio: questo consente di massimizzare i risultati dell’intervento e il tasso di soddisfazione dei miei pazienti. Sono stato il primo in Italia ed il secondo in Europa a perseguire questa tecnica. All’inizio era vista dai Colleghi con molta diffidenza paragonata all’allineamento meccanico (costruire un asse uguale per tutti i pazienti, qualunque fosse la forma dei loro arti in origine) che era il metodo unico utilizzato. Oggi di allineamento meccanico non si parla più e sono fiorite altre tecniche di allineamento personalizzato, di cui la “mamma” rimane la tecnica dell’allineamento cinematico. Questo perchè la tecnica personalizzata dà indiscutibilmente i migliori risultati al paziente- La si può eseguire con strumenti tradizionali o con la robotica senza alcuna differenza di risultato.
La scelta giusta nasce dal dialogo
Ogni intervento chirurgico richiede competenza, esperienza e soprattutto ascolto. Curare un ginocchio non significa solo sostituirlo, ma capire la storia del paziente, le sue aspettative, il suo stile di vita e il suo modo di muoversi.
Per me, la chirurgia non è mai un automatismo: è l’ultima tappa di un percorso ragionato, costruito passo dopo passo insieme al paziente.
La chirurgia del ginocchio può restituire movimento e qualità di vita, ma deve sempre nascere da una scelta consapevole. La vera arte del chirurgo non è operare tutti, ma operare solo chi davvero ne ha bisogno, nel momento giusto e con la tecnica più adatta.
Il mio compito è guidare i pazienti in questo percorso, valutando ogni possibilità conservativa e, quando serve, offrendo una chirurgia moderna, rispettosa e personalizzata.


