Quando il menisco si sposta verso l’esterno dalla sua posizione normale, il ginocchio perde il suo ammortizzatore. La cartilagine inizia a degenerare, i carichi si distribuiscono in modo irregolare, il dolore compare durante i movimenti ma anche di notte e il timore di peggiorare limita ciò che si riesce a fare ogni giorno.
Mi occupo di menischi e di ginocchia da oltre vent’anni. Ogni volta che vedo un paziente con estrusione meniscale, penso al fatto che un menisco che scappa fuori non sta svolgendo il suo compito. La centralizzazione meniscale è una tecnica che nasce per riposizionare e stabilizzare il menisco nella sua sede corretta e tentare di rallentare il processo artrosico.
Cos’è l’estrusione meniscale e perché crea problemi
Il menisco è un ammortizzatore naturale, regola i carichi tra femore e tibia, protegge la cartilagine e mantiene l’articolazione stabile. Se il menisco si sposta verso l’esterno, non partecipa più al sostegno del peso corporeo e la cartilagine inizia a consumarsi più velocemente: è la prima manifestazione dell’artrosi.
Durante la visita, quando spiego l’estrusione meniscale, uso sempre un’immagine: è come un’ernia del disco vertebrale, esce, spinge, non ammortizza più e può comprimere strutture che si infiammano e che danno dolore come segnale di allarme.
Un menisco che esce fuori dalla sua posizione normale:
- non ammortizza;
- fa perdere stabilità al ginocchio;
- aumenta il carico diretto sulla cartilagine;
- contribuisce all’usura cartilaginea e all’artrosi.
Per questo motivo, quando possibile, preferisco preservare il menisco e provo a riportarlo, almeno in parte, dove la natura lo ha messo.
Cos’è la centralizzazione meniscale artroscopica
La centralizzazione meniscale è una tecnica chirurgica mini-invasiva che ha l’obiettivo di riportare il menisco nella sua sede e fissarlo in modo stabile. Si esegue in artroscopia, attraverso 3 piccoli forellini, senza aggredire i tessuti circostanti.
La procedura prevede:
- riposizionamento del menisco estruso;
- stabilizzazione del menisco.
Nel mio lavoro, ho adottato e perfezionato questa tecnica negli anni, fino a pubblicare una tecnica originale con il mio gruppo. Lo scopo è sempre conservare, preservare, rallentare l’usura, in quanto è una procedura che valorizza il tessuto esistente. Quando c’è ancora struttura da salvare, fare una meniscectomia significherebbe tagliare via un ammortizzatore naturale prezioso.
Quando posso salvare il menisco, lo salvo. Rimuoverne una parte è come aggiungere cinque anni al ginocchio.
Come avviene la chirurgia
La centralizzazione meniscale è un intervento rapido, preciso e rispettoso dei tessuti. Si lavora con telecamera e strumenti sottilissimi. Per prima cosa, si valuta lo stato del menisco e della radice. Poi si può passare a riportare il menisco nella sua posizione naturale e fissarlo, rinforzando anche la radice meniscale se necessario.
L’intervento dura circa 20 minuti e viene eseguito in day surgery, con dimissione la sera stessa. Il paziente cammina già nei primi giorni, con carico del 50%, senza alcun tutore. La guarigione biologica non è possibile, ma se il tessuto meniscale è buono, il nostro punto non si rompe mai e quindi, non tagliando il menisco, il menisco stesso rimane stabile.
Imaging e pianificazione: come arrivo alla diagnosi corretta
Per capire se un paziente è un buon candidato, utilizzo sempre una combinazione di esami come RMN con sezioni coronali e sagittali, RX in carico (aiuta a capire la qualità dell’ammortizzazione), test clinici come la palpazione mirata, talvolta l’ecografia in carico.
Guardo sempre la qualità della cartilagine, la congruenza dell’articolazione, il livello di dolore riferito, gli obiettivi e l’età del paziente.
Riabilitazione: il percorso dopo l’intervento
Ne serve molto poca. Si muove da subito autonomamente tutto il ginocchio. Si eseguono esercizi isometrici per preservare il tono e il trofismo muscolare. Si cammina con un carico del 50% del proprio peso corporeo per 20 gg e poi in carico libero. Dopo 20 gg è fortemente consigliata la cyclette sella alta per recuperare il poco tono muscolare che si perde.
E per quanto riguarda il dolore postoperatorio? Cosa aspettarsi? Il dolore dopo un intervento al ginocchio non scompare in un giorno. Si controlla bene con analgesici mirati, antinfiammatori anche steroidei, ghiaccio nelle prime 48 ore, esercizi graduati, non forzati. Il fastidio diminuisce gradualmente e lascia spazio a una sensazione di stabilità nuova, quella che mancava da mesi. Ma a tutti i pazienti diciamo di aspettarsi più dolore rispetto a prima dell’intervento per almeno 3 mesi. Poi si migliora progressivamente.
Risultati e durata nel tempo
La centralizzazione meniscale ha mostrato risultati molto positivi nelle casistiche pubblicate negli ultimi anni, compreso un nostro studio prospettico. La stabilità del menisco si mantiene a distanza con solo 2% dei pazienti ancora sofferenti ad un anno dall’intervento. Questi richiedono interventi più aggressivi.
Nella mia esperienza personale:
- la maggior parte recupera mobilità completa;
- il dolore cala in modo consistente dopo 3 mesi;
- il ritorno allo sport è possibile in molti casi (ma non quello da carico);
- probabilmente, ma serviranno più studi, il rischio di artrosi viene ridotto grazie alla conservazione del menisco.
Io opero quando serve. Non anticipo mai la chirurgia. Prima valutiamo. Prima tentiamo il recupero conservativo. Poi decidiamo insieme. La centralizzazione meniscale artroscopica è uno strumento prezioso, ma come ogni procedura va scelta con giudizio, ascoltando la storia della persona, analizzando le immagini, esplorando le richieste funzionali del ginocchio.
Se hai dolore al ginocchio
Posso valutare insieme a te la soluzione più adatta. Chi viene da me è come un famigliare. Io propongo quello che farei a mia mamma, a mio padre, a mio figlio.



